Zucca arancione accanto a una pila di libri, con piccole zucche decorative e foglie autunnali.
Halloween: storia, tradizioni e falsi miti

Ogni anno, con l’avvicinarsi del 31 ottobre, Halloween torna a dividere le opinioni. Per molti bambini è una festa di travestimenti, zucche e dolcetti; per alcuni genitori e insegnanti è invece una ricorrenza che suscita perplessità, soprattutto per la presenza di streghe, fantasmi e altri personaggi legati al mondo soprannaturale.

Ma quali sono le vere origini di Halloween? È una festa pagana, cristiana o addirittura legata all’occultismo? E perché si celebra proprio alla vigilia di Ognissanti?

La sua storia è più complessa di quanto suggeriscano queste definizioni, perché Halloween riunisce tradizioni popolari, elementi del folklore e usanze che, per secoli, sono state legate anche alla devozione cristiana. Non ci sono ragioni storiche per considerare ogni tipo di festeggiamento di Halloween una pratica occulta, ma non sarebbe nemmeno corretto attribuire alla ricorrenza un’origine esclusivamente cristiana.

Per capire come siamo arrivati alle zucche illuminate e al «dolcetto o scherzetto» bisogna partire da molto lontano.

Le origini di Halloween: che cos’era Samhain?

Quando si cercano le origini di Halloween, si incontra quasi sempre il nome Samhain, un’antica ricorrenza delle popolazioni gaeliche, celebrata nel periodo che segnava il passaggio dalla stagione estiva a quella invernale.

Nelle comunità agricole e pastorali, l’arrivo dell’inverno rappresentava un momento importante: terminava la stagione dei pascoli e ci si preparava ad affrontare i mesi più freddi. Samhain compare anche nei racconti della tradizione irlandese, nei quali si incontrano esseri soprannaturali e avvenimenti straordinari.

Spesso si legge che fosse il capodanno dei Celti, una grande festa dedicata ai morti, durante la quale gli spiriti tornavano fra i vivi. Ma quanto sappiamo davvero di queste usanze?

Meno di quanto comunemente si creda.

Lo storico britannico Ronald Hutton ha riesaminato la questione nello studio The Celtic New Year and Feast of the Dead, pubblicato nel 2024 sulla rivista scientifica Folklore. La ricerca mette in discussione la solidità delle prove tradizionalmente utilizzate per descrivere Samhain come il capodanno celtico e una grande festa dei defunti.

Una difficoltà fondamentale è che molte testimonianze scritte sulle tradizioni irlandesi sono successive alla cristianizzazione. Non possiamo quindi considerarle descrizioni complete e dirette delle pratiche religiose precristiane.

Anche Lucia Graziano, nel suo approfondimento La vera storia di Samhain, la festa che venne prima di Halloween, pubblicato sul blog Una penna spuntata, affronta queste incertezze richiamando gli studi dell’etnologa Patricia Lysaght.

Samhain appartiene dunque al contesto storico e culturale nel quale si svilupparono alcune tradizioni associate a Halloween, ma non possiamo sostenere che ogni usanza della festa moderna derivi direttamente da un antico rito celtico.

Perché Halloween si chiama così? Il legame con Ognissanti

Il nome Halloween deriva dall’inglese All Hallows’ Eve, che significa «vigilia di Tutti i Santi».

Hallow è un termine antico che indica un santo; eve significa vigilia. Con il tempo, l’espressione si è contratta fino a diventare Halloween.

Il riferimento è alla festa cristiana di Ognissanti, celebrata il 1° novembre, seguita il 2 novembre dalla commemorazione dei fedeli defunti.

Ma perché queste celebrazioni cadono proprio nei giorni vicini a Samhain?

Una spiegazione molto diffusa sostiene che la Chiesa abbia scelto deliberatamente il 1° novembre per sostituire la festa pagana: è un’ipotesi suggestiva, ma non sono note testimonianze medievali che documentino questa intenzione.

La celebrazione di Tutti i Santi si sviluppò gradualmente nel mondo cristiano e la data del 1° novembre è attestata nell’Europa occidentale già nell’alto medioevo. La sua diffusione non può essere ricostruita semplicemente come la sostituzione di Samhain.

Ciò non esclude che, nel corso dei secoli, tradizioni popolari e celebrazioni cristiane si siano influenzate reciprocamente; occorre però distinguere i collegamenti storicamente documentati dalle ipotesi sulle origini.

Ed è proprio nella storia cristiana medievale che incontriamo alcune delle usanze più curiose associate al periodo di Halloween.

Le soul cakes: i dolcetti per le anime dei defunti

Oggi, nella notte di Halloween, i bambini bussano alle porte per chiedere «dolcetto o scherzetto». In alcune regioni dell’Inghilterra esisteva un’antica tradizione che presenta una somiglianza interessante: il souling.

Nei giorni vicini a Ognissanti e alla commemorazione dei defunti, persone bisognose andavano di casa in casa per ricevere piccoli dolci chiamati soul cakes. In cambio, promettevano di pregare per le anime dei familiari defunti.

Il significato era religioso, ma anche sociale. Le famiglie che avevano maggiori possibilità economiche offrivano cibo ai poveri; questi ricambiavano con una preghiera, ritenuta importante per le anime del Purgatorio.

La tradizione è documentata da English Heritage, l’ente britannico che tutela il patrimonio storico dell’Inghilterra. Lo storico Michael Carter ne ricostruisce le testimonianze medievali, risalenti almeno agli inizi del Quattrocento, e il legame con le pratiche di carità e di preghiera per i defunti.

Un approfondimento particolarmente interessante è anche quello di Lucia Graziano, Prima della zucca, c’erano le soul cakes, pubblicato sul blog Una penna spuntata.

Gli studiosi non concordano pienamente sul rapporto fra il souling e il moderno «dolcetto o scherzetto»: quest’ultimo si è formato attraverso una lunga evoluzione di tradizioni differenti e non può essere ricondotto con certezza a un’unica origine.

Resta però un dato significativo: alcuni gesti che oggi associamo al periodo di Halloween erano praticati anche in un contesto di devozione cristiana.

Halloween e Riforma protestante: le tradizioni che cambiarono

La storia delle soul cakes diventa ancora più interessante durante la Riforma protestante.

Nell’Inghilterra del Cinquecento, le autorità riformate contrastarono diverse pratiche religiose legate alla preghiera per i defunti e alla dottrina del Purgatorio. Fra queste figuravano particolari forme di suffragio, processioni e altre usanze devozionali.

Le disposizioni religiose emanate sotto Elisabetta I nel 1559 documentano concretamente l’opposizione a numerose pratiche della precedente tradizione cattolica.

Non sarebbe tuttavia corretto affermare che la Riforma proibì Halloween nel suo insieme: le norme riguardavano specifiche forme di culto e devozione, mentre diverse usanze popolari sopravvissero. Il souling, per esempio, continuò a essere praticato in alcune comunità inglesi fino all’età contemporanea.

Lucia Graziano approfondisce questo periodo nell’articolo Di come Halloween divenne festa cattolica e di come, a cagione di questo, fu duramente avversata.

Questa vicenda mostra un aspetto spesso trascurato: alcune tradizioni del periodo di Halloween furono contestate proprio per il loro legame con credenze e pratiche cattoliche.

Halloween è una festa pagana, cristiana o dell’occulto?

A questo punto possiamo tornare alla domanda iniziale.

Definire Halloween una festa esclusivamente pagana è riduttivo, perché trascura secoli di tradizioni cristiane; considerarla invece una ricorrenza interamente cristiana sarebbe altrettanto impreciso, perché ignorerebbe il contributo di usanze popolari, credenze soprannaturali e successive trasformazioni culturali.

Quanto al satanismo e all’occultismo, bisogna distinguere fra la presenza di immagini e racconti soprannaturali, la pratica effettiva di rituali religiosi e il significato attribuito oggi alla festa.

L’Halloween contemporanea è comunemente associata a travestimenti, decorazioni, racconti spaventosi e distribuzione di dolci, ma non si può dedurre da queste attività, da sole, un’adesione a pratiche occulte.

Questo non significa che tutte le persone attribuiscano alla ricorrenza lo stesso significato. Samhain è celebrato anche da alcuni movimenti neopagani contemporanei, mentre in diversi ambienti cristiani Halloween viene criticato per l’immaginario macabro o per i possibili richiami all’occultismo.

Nel mondo cattolico, inoltre, non tutte le valutazioni coincidono: c’è chi esprime una forte contrarietà alla festa, altri invece ne sottolineano il legame storico con Ognissanti. Si tratta di valutazioni che vanno attribuite correttamente a chi le esprime, senza considerarle automaticamente una posizione unica di tutta la Chiesa.

Per genitori e insegnanti, conoscere questa pluralità di interpretazioni può essere più utile che ridurre Halloween a una contrapposizione fra chi lo festeggia e chi lo rifiuta.

Non soltanto Halloween: le tradizioni dei defunti in Italia

L’usanza di offrire cibo o piccoli doni nei giorni dedicati al ricordo dei defunti non apparteneva soltanto alle isole britanniche.

Anche in Italia esistono tradizioni popolari che presentano interessanti somiglianze, pur non derivando necessariamente dalle stesse origini.

Un esempio particolarmente significativo arriva dalla Sardegna.

Secondo la documentazione pubblicata sul portale SardegnaCultura della Regione Sardegna, fra il 31 ottobre e il 2 novembre, in diverse località si svolgevano questue rituali durante le quali bambini e altre persone ricevevano pane, dolci e frutta secca.

Queste usanze, conosciute con nomi differenti nelle varie zone dell’isola, come su mortu mortu o is animeddas, erano legate al ricordo dei defunti e al ciclo agricolo autunnale.

La tradizione popolare attribuiva ai morti un rapporto particolare con la terra e con il rinnovarsi della vita. Anche il dono di semi e frutta secca poteva assumere un valore simbolico.

In alcune località queste pratiche sono rimaste vive, mentre altrove sono state recuperate in tempi recenti, talvolta incontrando l’usanza moderna del «dolcetto o scherzetto».

Il confronto con le soul cakes inglesi è interessante: in territori lontani fra loro, il dono del cibo diventava un modo per esprimere solidarietà, memoria e legami fra le generazioni.

Non abbiamo prove di una discendenza comune fra queste tradizioni, ma le somiglianze possono aiutarci a comprendere meglio il patrimonio culturale europeo.

Il calendario autunnale italiano conserva anche altre ricorrenze in cui storia, religione e tradizioni contadine si intrecciano. Un esempio è la festa dell’11 novembre, che raccontiamo nell’articolo dedicato alla leggenda di san Martino, con una proposta di attività per la classe.

Halloween alla scuola primaria: tre idee per parlarne in classe

Halloween può diventare un’occasione di approfondimento storico e culturale, anche senza organizzare una festa. Per le insegnanti della scuola primaria, soprattutto nelle classi quarta e quinta, la ricorrenza offre alcuni spunti collegabili al lavoro quotidiano.

Scoprire il significato delle parole

Partendo da Halloween, i bambini possono ricostruire l’espressione All Hallows’ Eve e confrontarla con le parole italiane Ognissanti e vigilia.

L’attività permette di collegare lingua inglese, etimologia e storia delle tradizioni. Può essere utile anche osservare come le parole cambino forma nel tempo, conservando tracce del loro significato originario.

Confrontare le tradizioni di ieri e di oggi

Le soul cakes inglesi e le questue sarde offrono due esempi per confrontare usanze di territori differenti.

In quarta o quinta, una semplice tabella può aiutare a organizzare le informazioni: chi riceveva il cibo, chi lo offriva, in quale periodo e con quale significato.

Il confronto permette di osservare somiglianze e differenze, senza concludere automaticamente che una tradizione derivi dall’altra.

Costruire una linea del tempo

Con i bambini delle classi quarta e quinta si può ricostruire una linea del tempo essenziale: le antiche ricorrenze stagionali, la diffusione di Ognissanti, le tradizioni medievali, la Riforma protestante e la trasformazione moderna di Halloween.

L’attività permette di distinguere epoche e avvenimenti documentati da collegamenti soltanto ipotizzati.

È anche un piccolo esercizio di metodo storico: non tutte le informazioni che troviamo online hanno lo stesso grado di attendibilità.

E se alcune famiglie non vogliono festeggiare Halloween?

È una possibilità che la scuola deve considerare con rispetto.

Raccontare la storia di una ricorrenza è diverso dall’organizzarne i festeggiamenti: un approfondimento linguistico o culturale può essere presentato alle famiglie spiegando preventivamente quali contenuti verranno affrontati e con quali obiettivi.

Se sono previste attività celebrative, è opportuno confrontarsi con la comunità scolastica e prevedere modalità rispettose delle diverse sensibilità, senza mettere in difficoltà i bambini.

La scuola può aiutare gli alunni a comprendere perché persone e famiglie attribuiscano significati differenti alle stesse ricorrenze, indipendentemente dalla scelta di festeggiarle.

Una storia che merita di essere conosciuta

Dietro le zucche, i travestimenti e i dolcetti di Halloween si nasconde una storia fatta di tradizioni stagionali, devozione cristiana, racconti popolari e cambiamenti culturali.

Le sue origini non possono essere ricondotte a un unico rito antico, così come il suo significato attuale non è identico per tutte le persone.

Per la scuola primaria, questa ricorrenza offre la possibilità di distinguere i fatti storici dalle leggende e di scoprire usanze che appartengono anche alla tradizione italiana.

Che si scelga o meno di festeggiare Halloween, conoscerne la storia può aiutare a comprendere meglio il passato e le differenze culturali del presente.


Questa attività fa parte di un calendario di ricorrenze per la scuola primaria, pensato per accompagnare la programmazione didattica durante tutto l’anno. Visita il calendario completo seguendo il link qui sotto.