Carnevale in classe: qualcosa cambia, ma non tutto
Negli ultimi giorni prima della fine del Carnevale, in classe cambia qualcosa. I bambini sono più eccitati, parlano di maschere e travestimenti, cercano il gioco anche dove normalmente non sarebbe ammesso. E così, a volte basta un niente perché una situazione normale scivoli fuori ritmo.
Questo succede anche quando il Carnevale non viene “festeggiato” in modo esplicito. Non serve organizzare attività particolari: l’atmosfera cambia lo stesso. I bambini la portano con sé da fuori, insieme alle aspettative che si creano intorno a questi giorni.
In realtà non accade niente di nuovo: si vedono solo più chiaramente le “solite cose”. Chi fatica a stare fermo si muove di più, chi tende a provocare cerca il limite con più insistenza, chi ha bisogno di attenzione la chiede in modo più diretto.
Per l’insegnante questo significa spesso più fatica. Le stesse regole vanno richiamate più volte, anche le cose semplici richiedono passaggi in più, la classe chiede una presenza più continua. Non perché qualcosa non funzioni, ma perché il contesto è diverso.
Riconoscere che questo accade serve soprattutto a una cosa: non leggere questi giorni come un’anomalia da correggere in fretta. Il Carnevale modifica il clima della classe, nel bene e nel male.
Cosa cambia (ed è giusto che cambi)
In questi giorni è normale che alcune cose vengano vissute con più elasticità: si accetta un po’ più di rumore, si lascia correre qualche “marachella”, si interviene meno. Non perché le regole spariscano, ma perché il clima generale spinge in quella direzione.
Questa maggiore tolleranza spesso non viene nemmeno dichiarata: succede e basta. Molte insegnanti la praticano senza pensarci troppo, perché opporsi a tutto renderebbe la giornata più faticosa per tutti.
Il Carnevale porta con sé un’idea di gioco e di rovesciamento che i bambini conoscono bene, e ignorarla può creare più tensione che ordine. Lasciare che qualcosa cambi, per un tempo limitato, aiuta anche a non irrigidire la relazione con il gruppo.
In questi momenti si vede meglio come reagisce la classe: chi raggiunge il limite, chi si perde, chi esagera e chi invece trova finalmente il suo spazio.
Cosa invece non cambia
Proprio perché qualcosa si muove, alcuni elementi devono restare riconoscibili.
Restano alcune regole di base, che non hanno bisogno di essere ripetute ogni volta, ma di essere rispettate nei fatti. Se tutto diventa negoziabile, il clima in classe degenera in fretta e la leggerezza diventa stanchezza.
Non cambia il ruolo dell’insegnante: anche con più tolleranza, la presenza adulta resta necessaria. Non per controllare ogni cosa, ma per dare una direzione chiara a quello che sta succedendo.
Restano i tempi della giornata. Le attività continuano, i passaggi hanno bisogno di una scansione riconoscibile. E sapere cosa viene dopo tiene insieme il gruppo, anche quando l’aria è più leggera.
Tre micro-mosse per stare dentro l’eccezione
Dirlo, senza farne un discorso
A volte basta dirlo: “Oggi siamo un po’ più agitati del solito…” Dirlo come si direbbe qualunque altra cosa che sta succedendo.
Tenere ferma una cosa sola
Una cosa che resta uguale e si riconosce subito. L’inizio della mattina, il modo di entrare in aula, il momento in cui ci si siede. Tenerla ferma senza tornarci sopra.
Chiudere, prima di andare avanti
Quando un momento della giornata è stato più movimentato del previsto, conviene chiuderlo prima di passare ad altro. Mettere a posto, tornare ai posti, riprendere il filo. Il gesto basta.
Negli ultimi giorni di Carnevale, in classe non serve inventare niente di speciale. Basta accorgersi che qualcosa è diverso, tenere fermi alcuni punti e lasciare che il resto passi. Quando il Carnevale finisce, anche questo rientra. E la scuola continua.

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