Bambino in classe osserva su un tablet un atleta di sci paralimpico durante una lezione a scuola
Le Paralimpiadi non sono una lezione

In questi giorni, con le Paralimpiadi di Milano-Cortina in corso, può capitare che l’argomento venga citato nelle conversazioni. Guardare le Paralimpiadi a scuola può diventare anche un’occasione interessante di osservazione.

Nelle settimane scorse, in questo blog, abbiamo già provato a guardare ai Giochi olimpici da due prospettive diverse: prima interrogandoci su che cosa significhi davvero dire “Milano-Cortina”, poi ragionando su una frase molto diffusa a scuola, “Se ti impegni ce la fai”.

Le Paralimpiadi permettono di spostare ancora un po’ lo sguardo.

A casa in questi giorni potrebbe accadere una cosa molto semplice: un bambino guarda la televisone o uno smartphone, vede un atleta paralimpico, e chiede: “Ma come fa?”.

La domanda non riguarda soltanto lo sport. Riguarda il corpo, il movimento, gli strumenti. Ed è una domanda interessante per la scuola.

Non è una lezione di coraggio

Quando si parla di sport paralimpico con i bambini, prima o poi potrebbe saltar fuori una frase molto diffusa: “Se ti impegni puoi fare tutto”.

È una frase che nasce con buone intenzioni, ma che rischia di creare un equivoco. Le Paralimpiadi non sono una dimostrazione di forza morale e non sono una storia edificante da raccontare agli altri.

Sono, prima di tutto, sport.

Corpi diversi nello sport

Guardando una gara paralimpica i bambini notano subito qualcosa: gli atleti non fanno le stesse cose degli altri nello stesso modo. Usano carrozzine da corsa, protesi sportive, slitte da sci e attrezzature progettate apposta per quel tipo di movimento.

Non si tratta di adattamenti improvvisati. Sono semplicemente altri modi di fare sport.

Le domande dei bambini

Se lasciamo parlare i bambini mentre guardano queste gare, emergono osservazioni molto concrete. Qualcuno nota la velocità, qualcun altro si chiede come si riesca a girare o come siano fatte certe attrezzature. Spesso la curiosità riguarda l’allenamento o il funzionamento degli strumenti.

Sono domande che spostano il discorso: non parlano più di limite, ma di funzionamento. Ed è esattamente il terreno della scuola.

Un esercizio di osservazione

Le Paralimpiadi possono diventare anche una piccola attività di osservazione. Si può chiedere ai bambini che cosa li colpisce di una certa disciplina, che cosa è diverso da quello che conoscono o quali strumenti usa l’atleta.

Non si tratta di fare una “lezione sulla disabilità”. Piuttosto di allenare lo sguardo, cioè la capacità di osservare con attenzione ciò che accade.

Un’altra idea di normalità

La scuola inclusiva non nasce da grandi discorsi, ma da piccoli spostamenti di prospettiva nel modo di guardare le persone e le loro differenze.

Le Paralimpiadi mostrano proprio questo: i corpi umani non sono tutti uguali, ma possono comunque abitare gli stessi spazi, anche nello sport. Guardarle insieme può aiutare a capire una cosa semplice: le persone fanno le cose in modi diversi.

A volte basta spostare un po’ lo sguardo per accorgersene.