Gennaio non riparte da solo: quando il tempo in classe non tiene
Ripensare il tempo scolastico dopo una pausa lunga

A gennaio la scuola riprende, ma spesso il tempo no.
Le lezioni ricominciano, l’orario torna regolare, le routine sono sulla carta le stesse. Eppure, in classe, qualcosa fatica a rimettersi in moto.

I bambini appaiono lenti, distratti, disallineati. Le consegne richiedono più tempo, l’attenzione si spezza facilmente, il ritmo sembra inceppato. È una sensazione diffusa, condivisa, che molte insegnanti riconoscono come tipica di questo periodo dell’anno.

Il rischio, però, è leggere questa fase come un problema da correggere in fretta: bisogna ripartire, i ragazzi devono concentrarsi…
Ma se il tempo scolastico non fosse ancora tornato “abitabile”, chiedere attenzione potrebbe non essere la risposta giusta.

Non è la concentrazione a mancare

Alla scuola primaria, la concentrazione non è un prerequisito.
È piuttosto un effetto: nasce quando il bambino sa dove si trova, cosa sta succedendo, cosa succederà dopo. Quando il tempo ha una forma riconoscibile, l’attenzione segue.

Dopo una pausa lunga, però, questa forma si allenta. Il tempo quotidiano della scuola, che è fatto di sequenze, attese, rituali, va ricostruito. Non perché sia stato dimenticato, ma perché è cambiato il contesto emotivo, corporeo e relazionale in cui i bambini rientrano.

Insistere subito su prestazione e rendimento rischia allora di produrre l’effetto opposto: più sollecitazioni, più dispersione.

Il tempo come responsabilità dell’insegnante

A gennaio a noi insegnanti capita spesso di insistere sul comportamento: chiediamo attenzione, sollecitiamo velocità, richiamiamo al lavoro.
Ma se il tempo della giornata non è ancora tornato stabile, queste richieste rischiano di restare sospese.

Alla primaria, infatti, il tempo non è solo una questione di orologio o di orario. È fatto di segnali chiari, di passaggi riconoscibili, di momenti che si ripetono sempre nello stesso modo. Quando questi elementi si indeboliscono, i bambini fanno più fatica a stare dentro ciò che accade.

In questo senso, il tempo non è qualcosa che “succede” da solo.
È una responsabilità adulta: tenerlo, renderlo prevedibile, accompagnare i passaggi senza dare per scontato che tutto sia già al suo posto.

Ricomporre il tempo, prima ancora di chiedere attenzione, significa creare le condizioni perché l’attenzione possa tornare.

Rendere il tempo visibile per orientarsi

Quando il tempo è confuso, i bambini si disorientano.
Non sanno bene a che punto della giornata si trovano, quanto manca a un cambiamento, che cosa viene dopo. Questa incertezza consuma attenzione ed energia.

Per questo, in alcune classi, può essere utile fermarsi, e rendere il tempo letteralmente più visibile. Non per organizzare meglio la giornata, ma per permettere ai bambini di orientarsi dentro di essa.

Ricostruire insieme la giornata scolastica (nominandone i momenti, rappresentandoli con colori, parole o disegni) aiuta a dare forma a qualcosa che altrimenti resta implicito. La giornata diventa così un riferimento condiviso, non solo una sequenza di attività.

Quando i bambini sanno dove si trovano nel tempo, possono stare più facilmente in ciò che stanno facendo.
La concentrazione, in questo caso, non viene richiesta: è sostenuta da una struttura più chiara.

Il valore dei piccoli riti quotidiani

Un altro modo per abitare questo passaggio è lavorare sul tempo breve, soprattutto all’inizio della giornata.

Non servono attività nuove o particolarmente creative. Spesso è più efficace la ripetizione: pochi minuti sempre uguali, ogni mattina, dedicati a un gesto condiviso.

Può essere l’ascolto di un suono, l’osservazione silenziosa di un oggetto, un breve spazio di disegno o scrittura libera. Ciò che conta non è l’esercizio, ma la sua stabilità nel tempo.

Questi micro-rituali aiutano i bambini a compiere un passaggio fondamentale: entrare nel tempo della scuola senza forzature, riconoscendo che il cambiamento richiede un momento di assestamento.

Gennaio come tempo da attraversare

A gennaio può sembrare di perdere tempo in classe.
Le attività richiedono più calma, i passaggi vanno accompagnati, l’attenzione non è immediata come si vorrebbe. È facile avere la sensazione di essere “indietro”.

Eppure, quello che accade in queste settimane non è una deviazione dal lavoro didattico, ma una sua parte essenziale. Tenere il tempo, renderlo più leggibile, offrire punti fermi non è un rallentamento: è un investimento.

Gennaio non chiede di essere superato in fretta.
Chiede di essere attraversato con consapevolezza, sapendo che quando il tempo torna a reggere, anche l’attenzione, lentamente, trova di nuovo il suo posto.


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