Come raccontare l’Odissea alla scuola primaria

L’uscita al cinema dell’Odissea di Christopher Nolan ha riportato Ulisse, Penelope, Polifemo, le Sirene e il lungo viaggio verso Itaca al centro dell’attenzione. Per la scuola può essere una buona occasione per tornare a una storia che, da quasi tremila anni, continua a prestarsi a letture molto diverse.

L’Odissea può entrare nella scuola primaria in momenti differenti. Nei primi anni bastano singoli personaggi e vicende raccontati in forma semplice; più avanti si può costruire un percorso più ampio, collegandolo al mito, alla civiltà greca o al lavoro sul testo narrativo. Cambiano il linguaggio, la quantità di episodi e il livello di approfondimento, ma resta una difficoltà comune: come aiutare i bambini a orientarsi in una storia così ricca di luoghi, personaggi e avventure?

Polifemo, Circe, le Sirene, Scilla e Cariddi attirano subito l’attenzione: se però l’Odissea viene presentata soltanto attraverso i suoi episodi più spettacolari, il rischio è che rimanga nella memoria come una successione di mostri, isole e naufragi.

Per dare unità al racconto serve un punto di riferimento. Quel punto è Itaca.

L’Odissea è prima di tutto la storia di un ritorno

Perché Ulisse continua a ripartire?

La domanda è semplice, ma aiuta a leggere tutto ciò che accade dopo: Ulisse non naviga per esplorare il Mediterraneo, ma sta cercando di tornare a casa.

Prima dell’incontro con Polifemo conviene quindi dare ai bambini poche coordinate chiare. Ulisse è il re di Itaca; ha lasciato la sua terra per partecipare alla guerra di Troia e, terminato il conflitto, vuole raggiungere nuovamente la propria isola. Là lo aspettano Penelope e Telemaco.

Per iniziare può bastare questo. La guerra di Troia rimane sullo sfondo e viene raccontata solo per quanto serve a capire perché Ulisse sia lontano da casa. In seguito, se il percorso lo richiede, sarà possibile riprenderne personaggi ed episodi.

Da quel momento ogni nuova tappa mantiene una direzione precisa. Anche quando cambiano completamente ambientazione e personaggi, la classe può continuare a chiedersi: riuscirà Ulisse a tornare a Itaca?

È utile mostrare Itaca su una carta già all’inizio. Quel piccolo punto geografico diventerà, pagina dopo pagina, il luogo verso cui tende l’intera storia.

Scoprire Ulisse attraverso le sue scelte

Presentare Ulisse come “l’eroe astuto” è corretto, ma dice già ai bambini ciò che potrebbero scoprire leggendo.

Il personaggio emerge meglio dalle sue decisioni. Ulisse osserva, escogita soluzioni, convince gli altri, affronta il pericolo; nello stesso tempo è curioso, orgoglioso e capace di commettere errori.

L’episodio di Polifemo funziona bene proprio per questo: l’inganno di “Nessuno” e lo stratagemma usato per uscire dalla grotta mostrano la sua intelligenza. Poco dopo, quando potrebbe ormai allontanarsi senza altri rischi, Ulisse sente però il bisogno di rivelare al Ciclope il proprio nome. Nello stesso episodio compaiono così due tratti del protagonista: l’ingegno che gli permette di salvarsi e l’orgoglio che gli procura nuove difficoltà.

Anche altri incontri possono contribuire al ritratto: con le Sirene emerge la curiosità di Ulisse e, insieme, la capacità di prepararsi a un pericolo che conosce; nel lungo soggiorno presso Calipso torna invece con forza il desiderio di Itaca.

Il ritratto del protagonista può quindi essere costruito durante la lettura. Dopo ogni tappa si aggiunge una caratteristica, purché sia possibile ricavarla da ciò che Ulisse ha fatto o deciso.

Quanti episodi raccontare?

Quando si sceglie un’Odissea per bambini, uno dei primi problemi è decidere che cosa lasciare fuori.

Gli episodi sono molti: Ciconi, Lotofagi, Polifemo, Eolo, Lestrigoni, Circe, il regno dei morti, le Sirene, Scilla e Cariddi, l’isola del Sole, Calipso. A questi si aggiungono ciò che accade a Itaca, il viaggio di Telemaco e il ritorno finale.

Non esiste una sequenza obbligatoria per la scuola primaria. La scelta dipende dall’età dei bambini, dal tempo disponibile e dalla versione dell’opera utilizzata. Le riduzioni pensate per l’infanzia e per la scuola, del resto, selezionano e raccontano gli episodi in modi molto diversi.

Più utile della completezza è avere un criterio: prima di inserire una tappa nel percorso possiamo domandarci che cosa permette di capire.

Polifemo aiuta a conoscere l’ingegno e l’orgoglio di Ulisse; le Sirene aprono un lavoro sulla curiosità e sul limite; Calipso rende evidente la forza del desiderio di tornare. Altri episodi potranno essere scelti per ragioni differenti.

In questo modo la successione delle avventure non diventa un elenco da ricordare, ma contribuisce poco alla volta alla costruzione del viaggio e del protagonista.

Mentre Ulisse viaggia, a Itaca qualcuno aspetta

Seguire soltanto le avventure per mare lascia in ombra una parte importante della storia.

Mentre Ulisse incontra popoli, creature e divinità, a Itaca il tempo continua a passare. Telemaco cresce senza il padre, i Proci occupano la reggia e Penelope deve resistere alle pressioni di chi vorrebbe convincerla a scegliere un nuovo marito.

Questo secondo filo narrativo dà peso al ritorno. Ulisse non cerca soltanto un’isola: cerca la propria casa e le persone che vi abitano.

La tela di Penelope rende l’attesa concreta. Penelope promette di scegliere un nuovo sposo quando avrà terminato il proprio lavoro, ma di notte disfa ciò che ha tessuto durante il giorno: è un episodio semplice da comprendere e permette di mostrare ai bambini che anche chi rimane a casa sta vivendo la propria parte della storia.

Durante il percorso può essere utile tornare periodicamente su due domande: dove si trova Ulisse? Che cosa sta accadendo, intanto, a Itaca?

Quando i due fili finalmente si ricongiungeranno, il ritorno avrà un significato molto più chiaro.

Come cominciare il percorso in classe

Per introdurre l’Odissea alla scuola primaria non è indispensabile partire da una spiegazione del poema epico: si può cominciare dalla situazione narrativa.

Una carta permette di individuare Grecia, Itaca e Troia. A quel punto bastano poche informazioni: Ulisse è partito molti anni prima, la guerra è terminata, Penelope e Telemaco lo aspettano. La storia può partire da qui.

La carta può restare visibile in classe senza mostrare subito l’intero itinerario. Saranno le tappe lette ad aggiungersi progressivamente: dopo Polifemo comparirà un nuovo luogo, dopo Circe un altro, e così via.

Accanto alla mappa si può costruire anche il ritratto di Ulisse. Un cartellone, una pagina del quaderno o una semplice tabella possono raccogliere le caratteristiche che emergono durante la lettura.

Alla fine del percorso la classe avrà così due tracce parallele: i luoghi attraversati e il personaggio che si è delineato attraverso le sue azioni.

Quattro domande per seguire ogni tappa

Per lavorare sugli episodi non serve inventare ogni volta una scheda completamente diversa. Alcune domande, riproposte con regolarità, aiutano i bambini a confrontare ciò che leggono e a mantenere il filo del viaggio.

  1. Quale problema deve affrontare Ulisse?
  2. Che cosa decide di fare?
  3. Che cosa scopriamo di lui?
  4. Quello che accade lo avvicina o lo allontana da Itaca?

Le risposte possono essere discusse oralmente, annotate sul quaderno o raccolte in una tabella. Con il passare degli episodi diventano materiale per il confronto: qualche volta Ulisse trova da solo una soluzione, qualche volta viene aiutato; in alcune occasioni una sua decisione risolve il problema, in altre ne crea uno nuovo.

La ripetizione della stessa struttura offre ai bambini un riferimento stabile e sposta l’attenzione dalla semplice successione dei fatti alle scelte del protagonista.

Una mappa che cresce insieme alla storia

Anche la mappa del viaggio può diventare qualcosa di più di uno strumento per memorizzare nomi.

Dopo ogni episodio si aggiunge la nuova tappa e la si collega a quella precedente. Accanto al luogo possono comparire una parola chiave, un piccolo disegno o il nome del personaggio incontrato. La carta, poco alla volta, diventa una traccia del racconto.

Può essere usata per ripercorrere oralmente le avventure, affidare a piccoli gruppi una tappa da ricostruire oppure osservare i momenti in cui Ulisse sembra vicino al ritorno e quelli in cui viene nuovamente portato lontano.

Geografia e narrazione, in questo caso, lavorano insieme: lo spazio aiuta i bambini a comprendere la struttura del viaggio.

Dalla mappa al racconto

Quando la classe conosce già alcuni episodi, la mappa offre diverse occasioni per lavorare sull’esposizione orale e sulla scrittura.

Si può raccontare una tappa seguendo poche parole chiave, ricostruire insieme il viaggio fino al punto raggiunto oppure scrivere un breve riassunto di un episodio.

Un’altra possibilità è cambiare punto di vista. Come racconterebbe Polifemo l’arrivo di Ulisse nella grotta? Che cosa potrebbe raccontare uno dei marinai? Come vivrebbe Penelope una giornata trascorsa ad aspettare notizie? Che cosa potrebbe pensare Telemaco di un padre di cui sente parlare da anni?

Per rispondere bisogna tornare sugli avvenimenti e distinguere ciò che il lettore sa da ciò che può sapere il personaggio scelto. Con i più piccoli l’attività può rimanere orale; con i bambini più grandi può diventare una pagina di diario, un dialogo o un breve testo narrativo.

Arrivare a Itaca

Se Itaca è rimasta presente durante tutto il percorso, l’approdo finale non sarà soltanto l’ultima tappa della mappa.

Ulisse raggiunge finalmente la terra verso cui ha cercato di tornare per anni, ma deve ancora rientrare nella propria casa, ritrovare le persone lasciate e farsi riconoscere. È qui che i due fili seguiti dalla classe tornano a unirsi.

Vale la pena riprendere la carta mostrata all’inizio. Allora Itaca era soltanto un nome: adesso contiene Penelope, Telemaco, la reggia e tutto ciò verso cui Ulisse ha continuato a dirigersi.

Polifemo, Circe, le Sirene e le tempeste saranno probabilmente gli episodi che resteranno più facilmente nella memoria. Il filo che li tiene insieme, però, è molto più semplice: Ulisse, ogni volta, riprende il mare perché vuole tornare a casa.

Due letture per continuare il viaggio

La narrativa Tredieci permette di proseguire il percorso seguendo due prospettive diverse.

Ma… dov’è finito Ulisse? di Teresa Zaccuri racconta il lungo ritorno da Troia a Itaca scegliendo una forma particolare: la rima. Il viaggio, gli incontri e i pericoli diventano così anche un percorso attraverso sentimenti, affetti, valori e debolezze del protagonista. Una proposta che permette di ritrovare gli episodi dell’Odissea con un ritmo narrativo leggero e immediato.

La tela di Penelope di Lorenzo Taffarel costruisce invece un racconto su due piani. Nella cornice narrativa l’archeologo Heinrich Schliemann, dopo la scoperta di Troia, è impegnato con la moglie Sofia negli scavi dell’antica Micene, tra ritrovamenti, avventure e una visita ad Atene. È proprio Sofia, nel corso della storia, a raccontare le vicende di Ulisse: il mondo dell’Odissea si intreccia così con quello dell’archeologia e con la riscoperta moderna della civiltà greca.

I due libri possono essere letti separatamente oppure messi in relazione, seguendo i due fili incontrati durante il percorso: chi cerca di tornare e chi attende il suo ritorno.