Insegnante e bambini svolgono attività di musica alla scuola primaria con ritmo, canto e piccoli strumenti
Come insegnare musica alla scuola primaria

Da dove cominciare quando non si è musicisti

Chi si trova a insegnare musica alla scuola primaria senza una formazione specifica può avere dei dubbi molto concreti: da dove cominciare? Serve saper suonare uno strumento? Bisogna partire dalle note e dal pentagramma?

Non necessariamente. Molto del lavoro può nascere da ciò che bambini e insegnante hanno già a disposizione: l’orecchio, la voce, il corpo, le parole, gli oggetti presenti in aula.

Anche le Indicazioni nazionali 2025 propongono un percorso che parte dall’ascolto e dall’esperienza sonora e arriva progressivamente alla produzione musicale e alla notazione: nei primi anni compaiono anche forme di rappresentazione grafica spontanea, mentre entro la quinta si prevede il riconoscimento e l’uso dei principali simboli musicali.

Non esiste però un ordine obbligatorio: può essere utile partire dall’esperienza e introdurre il linguaggio musicale quando i bambini hanno già qualcosa da ascoltare, riprodurre e rappresentare: È un criterio che attraversa anche altri apprendimenti della primaria, dalle attività di tecnologia e STEAM ai concetti matematici e scientifici.

Cominciare dall’ascolto

Basta fermarsi per qualche minuto per accorgersi che anche un’aula apparentemente silenziosa è piena di suoni.

Si può chiedere ai bambini di ascoltare ciò che arriva dalla classe, dal corridoio o dall’esterno e poi confrontare ciò che ciascuno ha percepito: passi, una porta, una voce lontana, un’auto che passa… Da qui il lavoro può proseguire chiedendo da dove arriva un suono, quanto è distante, se è forte o debole e quale potrebbe esserne la sorgente.

L’educazione dell’orecchio può diventare un esercizio costante: riconoscere, confrontare e ricordare ciò che si ascolta prepara anche il bambino a riprodurre i suoni con maggiore consapevolezza.

L’esperienza può continuare con gli oggetti presenti sui banchi. Un libro lasciato cadere produce un suono diverso dallo stesso libro sfogliato velocemente; una matita può essere battuta, strofinata o fatta rotolare.

La domanda allora diventa: quanti suoni possiamo ottenere dallo stesso oggetto?

In questo modo concetti come sorgente e timbro nascono dall’esperienza prima ancora di essere nominati.

Il corpo è già uno strumento

Non è necessario avere subito a disposizione flauti, tastiere o uno strumentario completo. Mani, piedi e voce permettono già di produrre e organizzare suoni: si può accompagnare una pulsazione battendo le mani, seguire un ritmo con il movimento o riprodurre un suono ascoltato.

Il ritmo, poi, è già nelle parole. I bambini possiedono una competenza ritmica senza averla ancora chiamata così: parlano.

Si può cominciare dai loro nomi, pronunciandoli e mettendo in evidenza la sillaba accentata anche con un battito delle mani. CAR-lo, DA-vi-de, Lo-RE-na non hanno lo stesso andamento. Da questa osservazione si può passare gradualmente a semplici rappresentazioni grafiche e, più avanti, alla scrittura ritmica vera e propria. È il passaggio proposto in In viaggio verso la musica, dove la competenza linguistica già posseduta dai bambini viene utilizzata come ponte verso quella musicale.

Anche il battito del cuore offre un riferimento immediato: cercarlo, ascoltarlo e provare a riprodurlo con le mani permette di introdurre l’idea di una scansione regolare e, da qui, della pulsazione musicale.

Il rapporto tra suono e parola ritorna anche nel lavoro sul testo poetico, dove ritmo e ripetizioni fanno parte del significato stesso del testo.

E se l’insegnante non si sente sicuro nel canto?

Saper cantare bene non deve diventare una condizione per proporre attività musicali alla primaria.

Si può cominciare dalla voce parlata: dire una parola più forte o più piano, usare un registro più grave o più acuto, prolungare un suono oppure renderlo breve. I bambini sperimentano così alcune caratteristiche del suono utilizzando uno strumento che possiedono già.

Si può poi arrivare gradualmente al canto. Il canto nella scuola primaria, per esempio, comincia da DO e RE, aggiunge progressivamente altre note e accompagna questo lavoro con semplici esperienze ritmiche.

Il volume propone anche una sequenza precisa: prima la scansione ritmica, poi l’intonazione e successivamente le parole, introducendo l’accompagnamento strumentale in un secondo momento.

È una possibile strada, non l’unica. Il principio utile è quello della gradualità: non chiedere contemporaneamente al bambino di controllare troppi elementi nuovi.

Note e pentagramma arrivano quando hanno qualcosa da raccontare

La notazione musicale diventa più comprensibile se serve a rappresentare un’esperienza già fatta: è lo stesso principio che ritroviamo quando cerchiamo di spiegare concetti difficili alla scuola primaria.

Un bambino che ha seguito una pulsazione, alternato suono e silenzio, prodotto un ritmo o cantato una breve melodia può collegare i simboli a qualcosa che già conosce.

Prima della notazione tradizionale si possono quindi utilizzare segni grafici semplici per rappresentare una successione di suoni o pause. In In viaggio verso la musica, per esempio, la pulsazione viene prima ascoltata e riprodotta; solo dopo viene collegata al simbolo musicale e alla sua durata.

Gli strumenti possono inserirsi lungo il percorso: le percussioni aiutano a lavorare su pulsazione e ritmo, mentre flauto dolce e tastiera permettono di trasferire nella pratica le note già conosciute e cantate. Ma non sono indispensabili per cominciare: molte attività si possono svolgere con mani, piedi e oggetti comuni.

Tre possibili punti di partenza

Non tutte le classi hanno le stesse esigenze e non tutti gli insegnanti cercano lo stesso tipo di supporto. Nel catalogo Tredieci ci sono tre percorsi che affrontano l’educazione musicale da prospettive differenti.

Partire dall’ascolto – OrecchiAbile

OrecchiAbile, di Cristina Gallo, mette al centro l’educazione dell’orecchio: suono e silenzio, sorgenti sonore, timbro, intensità, memoria uditiva e primi elementi ritmici. Molte attività utilizzano voce, corpo e materiali comuni e il percorso nasce anche pensando agli insegnanti che non possiedono una preparazione musicale specifica.

Partire dalla voce – Il canto nella scuola primaria

Il canto nella scuola primaria, di Rita Tosetto, utilizza la voce come punto di ingresso. Il bambino ne sperimenta intensità, altezza, durata e timbro; il percorso prosegue poi con canzoni costruite inizialmente su poche note e con accompagnamenti ritmici. Le tracce audio sono accessibili tramite QR code.

Costruire un percorso più ampio – In viaggio verso la musica

In viaggio verso la musica, di Walter Bonadè, propone un itinerario più articolato: ascolto del mondo sonoro, uso del corpo, ritmo delle parole, pulsazione e durate, melodia, pentagramma, note, canto, flauto, tastiera e conoscenza degli strumenti musicali.

Il manuale è stato progettato anche per l’insegnante della primaria privo di una formazione musicale specifica e punta su gradualità, semplicità terminologica e attività operative utilizzabili in classe. Le proposte, inoltre, non devono necessariamente essere svolte nell’ordine in cui vengono presentate.

Completano il catalogo musicale Un anno in musica, Cantiamo sottovoce, Tabelline in canto e Canto la storia vol. 2, dedicati ad aspetti più specifici del canto o all’incontro tra musica e altre discipline.