Giornata del calzini spaiati: parlarne in classe, senza retorica
Perché la Giornata dei calzini spaiati rischia di diventare retorica
Negli ultimi anni la Giornata dei calzini spaiati è entrata stabilmente nelle scuole. È una proposta semplice, immediata, visivamente efficace. Proprio per questo, però, rischia di fermarsi al simbolo.
Non è un difetto della ricorrenza in sé: è quello che succede quando il gesto simbolico prende il posto del lavoro di classe.
Calzini diversi, cartelloni colorati, frasi già pronte: tutto funziona, ma spesso lascia poco spazio a una vera riflessione. I bambini partecipano, colorano, ascoltano. Poi la giornata passa e il messaggio resta vago, difficile da tradurre nel quotidiano.
Quando le buone intenzioni non bastano
Il problema non è la giornata, ma come se ne parla.
Dire che “siamo tutti diversi” o che “la diversità è una ricchezza” è corretto, ma spesso non aiuta i bambini a capire cosa significa davvero stare in un gruppo.
Sono frasi astratte, che non partono dall’esperienza concreta. I bambini le ripetono, ma faticano a collegarle a quello che succede ogni giorno: chi fa più fatica, chi viene escluso dal gioco, chi ha bisogno di più tempo, chi reagisce in modo diverso dagli altri.
Le frasi che usiamo spesso (e perché funzionano poco)
Alcune frasi tornano spesso in queste occasioni:
“Siamo tutti diversi.”
“Essere diversi è una ricchezza.”
“Ognuno è speciale a modo suo.”
Non sono sbagliate. Ma hanno un limite: non spiegano cosa fare.
Possono essere un inizio. Il problema è quando restano l’unica cosa che facciamo.
Per un bambino, sentirsi dire che tutti sono diversi non chiarisce come comportarsi quando un compagno non segue le regole, non capisce subito o ha reazioni imprevedibili. Senza esempi concreti, il messaggio resta sospeso.
Parlare di diversità senza slogan: le domande che aiutano davvero
Un modo più efficace per affrontare la Giornata dei calzini spaiati è partire dalle domande, non dalle frasi.
Ecco alcune domande che aiutano a spostare il discorso sul piano dell’esperienza reale:
- C’è una cosa che fai bene e un’altra che fai più fatica a fare?
- Ti è mai capitato di aver bisogno di più tempo degli altri?
- In classe, chi ti aiuta quando non capisci?
- C’è qualcosa che ti dà fastidio quando lavori in gruppo?
- Che cosa ti fa sentire a tuo agio con i compagni?
- Quando ti senti escluso, cosa vorresti che gli altri facessero?
Sono domande semplici, ma aprono conversazioni autentiche. Non cercano risposte “giuste”, ma racconti, esempi, situazioni riconoscibili.
Se prima non costruiamo un linguaggio comune, qualunque simbolo rischia di restare decorazione.
Una prima attività: dare nome alle differenze
Dopo la conversazione, si può proporre una breve attività di restituzione orale.
Ogni bambino, se se la sente, può completare una frase come:
- “A scuola faccio fatica quando…”
- “Mi sento aiutato quando…”
- “Mi riesce bene…”
L’insegnante raccoglie le risposte, senza commentarle o correggerle. L’obiettivo non è classificare, ma rendere visibili differenze reali, senza etichette.
Bastano pochi minuti. Non serve scrivere nulla, né produrre materiali.
Una seconda attività: trasformare le differenze in regole di classe
Il passaggio decisivo è questo: collegare le differenze emerse alla vita quotidiana della classe.
Si può chiedere:
“Se in classe siamo diversi in questo modo, di che cosa abbiamo bisogno per stare bene insieme?”
Da qui possono nascere una o due regole condivise, formulate dai bambini.
Per esempio:
- “Aspettiamo quando qualcuno ha bisogno di più tempo.”
- “Chiediamo aiuto prima di arrabbiarci.”
- “Non ridiamo quando qualcuno sbaglia.”
Poche regole, chiare, concrete. Regole che non restano legate a una giornata, ma che possono accompagnare il lavoro di tutto l’anno.
Cosa resta dopo la Giornata dei calzini spaiati
La Giornata dei calzini spaiati dura un giorno.
Il lavoro sul linguaggio, sulle relazioni e sulle regole di convivenza resta.
Il simbolo può avere senso, ma solo come secondo livello: prima vengono le parole, le scelte, le regole che ci teniamo tutto l’anno.
Se la giornata diventa l’occasione per parlare meglio, ascoltare di più e decidere insieme come stare in classe, allora smette di essere retorica e diventa davvero utile.
Se vuoi usare anche un segno simbolico
In questo articolo ci siamo concentrati soprattutto su come parlare di diversità in classe, per evitare che la Giornata dei calzini spaiati resti solo un gesto simbolico.
Se però decidi di usare anche un segno visibile, può avere senso farlo dopo questo lavoro, come supporto e non come sostituzione.
Qui trovi un’idea semplice e simbolica, pensata proprio in questa direzione:
Un cartello dal sapore di inclusione

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